I diversi tipi di yoga

Per definire i vari tipi di yoga occorrerebbe un’enciclopedia dato che continua ad essere una disciplina in evoluzione (malgrado i “puristi”) che cerca di aprirsi sempre di più ad esigenze e culture diverse.

Per ragioni di semplicità descriverò solo i più diffusi e conosciuti per dare un’idea generale, facendolo da una prospettiva puramente pratica (come viene presentato oggi attraverso le posizioni e la lezione vera e propria) e non filosofica (vedi gli 8 stadi dello yoga ).

Ragionando per categorie,  potremmo parlare di yoga meditativo che incorpora tecniche di meditazione (visualizzazioni, ripetizioni di suoni- mantra, ecc.) solitamente statico o con movimenti fisici minimi e yoga fisico (e per fisico vuol dire che si usa ANCHE il corpo in maniera attiva ma mai SOLO quello) che può essere dinamico o meno.

E’ importante a mio parere, demarcare ora la differenza fra tecnica ed atteggiamento. La meditazione è infatti una vera è propria tecnica  per affinare la capacità di svuotare la mente e può essere incorporata nella pratica yogica ma è anche un atteggiamento mentale che porta a vivere un’esperienza con un approccio e consapevolezza diversi.

Quindi qualsiasi lezione di yoga ben svolta può diventare, in senso lato, una forma di meditazione in movimento pur senza utilizzare alcuna tecnica specifica meditativa.

Nella stessa maniera, il Pranayama è un insieme di tecniche respiratorie incorporabili in un segmento di una pratica yogica ma, come atteggiamento, è ritrovabile in ogni sessione di yoga in quanto la respirazione viene sempre praticata con un attenzione particolare.

Tutti gli yoga fisici sono hatha ma oggi come oggi, in una classe di hatha yoga, ci si deve aspettare una pratica “moderata” con poco sudore e infinite asana (posizioni) con altrettante varianti. Qui, con pause più o meno lunghe, si ripetono successioni di posizioni dando al praticante la possibilità di familiarizzare con lo yoga con i tempi necessari. Come la musica utilizza sempre le stesse note ma in maniera diversa per creare generi musicali diversi, così potremmo dire che le stesse asana vengono utilizzate in modi e combinazioni diverse per arrivare agli stili diversi.

Lo yoga Iyengar è basato sugli insegnamenti di B.K.S Iyengar e si concentra sull’allineamento e sulla forma corretta del corpo. Vi è pertanto un’enfasi sulla tenuta di ogni posa per un lungo periodo di tempo. Si possono usare anche blocchi e cinghie per contribuire ad allineare il corpo nelle pose differenti.

Il Kundalini, forse il più “esoterico” e introspettivo di tutti, segue più di una scuola di pensiero e prevede classi assolutamente variegate che spaziano da esercizi di meditazione e l’utilizzo di mantra (versi recitati) fino a sequenze più mobili spesso eseguite ad occhi chiusi. E’ anche praticato dai seguaci della religione Sikh (riconoscibili dagli abiti bianchi, barbe incolte e turbanti) senza esserne una prerogativa.

E’ interessante sapere che il nome Kundalini deriva dall’energia dormiente sita nel chakra (centro energetico) di base, fra sacro e perineo, che, con la pratica costante, comincia a risvegliarsi risalendo su verso la spina dorsale attraversando gli altri chakra (che vengono resi aperti nel tempo) su di essa allineati.

Questa raggiunge poi la sommità del capo (il chakra della corona) sprigionando un derivato senso di beatitudine che poi conduce alla cosiddetta “illuminazione”.

E’ chiaro che tutti gli yoga hanno come scopo comune il “risveglio della Kundalini” anche se il nome kundalini viene poi associato ad una singola tradizione.